Il Congresso PD entra nel vivo
Da qualche giorno siamo entrati nel vivo del Congresso del Partito Democratico ed io, come tutti gli iscritti al Partito, esprimo la mia scelta in base a quello che ritengo il Segretario in grado di portare il NOSTRO Partito Democratico dove merita.
È necessaria un po’ di sana autocritica rispetto al passato, considerando punti di forza e punti di debolezza, senza entrare in quel vortice distruttivo che sembra ormai abitudinario dei militanti e degli elettori del centro sinistra.
Prima ancora di parlare di nomi e di quelli che sono i miei sogni nel cassetto ma, soprattutto, del percorso che vorrei intraprendesse il mio partito, ci tengo a mettere in chiaro ciò a cui non voglio più assistere.
In ogni articolo, trasmissione, diretta social, sento gli altri partiti dirci come e cosa dobbiamo essere.
Talvolta decidiamo di non scegliere, per non far torto a nessuno, ma la pluralità di posizioni (che ritengo un valore aggiunto, sia chiaro) deve essere subordinata alla scelta democratica della maggioranza interna.
Mi piacerebbe che il mio Partito (per il quale io e tanti altri su tutto il territorio Nazionale e anche oltre, dedichiamo tanto tanto tempo) non facesse più spazio nelle proprie fila a chi, fino a ieri, ci screditava immotivatamente.
Mi piacerebbe che di questo Partito, e quindi dei suoi iscritti, non venisse calpestata la dignità e l’orgoglio per qualche punto percentuale dei sondaggi, quasi dovessimo vergognarci di quel che facciamo.
Il mio Partito, quello che mi spinge ad aprire la Sezione, quello che mi fa arrabbiare ma prontamente mi trova lì a distribuire volantini, quello che deve essere motivo di orgoglio, mi aspetto che si rispecchi nelle idee condivise da molti: non lasciare indietro nessuno, progredire in maniera sostenibile e, specialmente, creare un futuro dove le parole meritocrazia e possibilità diventino reali.
Mi piacerebbe mettere al centro i territori, poiché rimaniamo l’unico Partito strutturato.
Mi piacerebbe che i nostri amministratori, sinonimo di qualità, venissero ascoltati.
Mi piacerebbe una classe dirigente che coinvolga e supporti da Roma dal primo all’ultimo Circolo.
Mi piacerebbe superare le categorizzazioni da “ex”: ex PCI, ex PSI, ex DC. Siamo una cosa sola.
Quale candidato?
Ma chi è il candidato migliore?
Sicuramente i quattro candidati sono figure di alto profilo e, probabilmente, il migliore sarebbe una fusione di tutte le competenze, mozioni ed esperienze dei singoli protagonisti.
Personalmente, ho scelto di sostenere Stefano Bonaccini perché ritengo abbia una formazione sul campo più diretta rispetto agli altri, partito da una piccola realtà e giunto alla guida di una grande Regione. Regione che viene già considerata esempio in tutta Italia e dalla quale si può esportare un modello vicino a quel che ritengo debba essere la gestione della Res Publica.
Sminuire gli altri candidati? MAI. Apprezzo, anzi, il percorso di dibattito e di confronto.
Come ho detto, la pluralità deve essere il valore aggiunto del nostro Partito e se dovesse arrivare primo un altro candidato vorrà dire che dal 27 febbraio sosterrò il vincitore senza minacciare di andarmene o, peggio ancora, seguire chi invece minaccia scissioni. A furia di scissioni, permettetemi la battuta, stiamo arrivando al mondo quantico degno di un film Marvel.
Il Partito che vorrei, insomma, è fatto di Bonaccini, Cuperlo, De Micheli e Schlein che cooperano insieme, senza che nessuno si senta in dovere di uscire sbattendo la porta.

