Nuovi tagli per la Sanità? Ne faremo volentieri a meno

Marco Sciretti sanità
La gestione della Sanità piemontese durante la pandemia al centro del libro di Daniele Valle

Durante il triennio universitario, necessario per poter svolgere la mia professione, i vari docenti che si alternavano a lezione ci raccontavano ed illustravano, attraverso numerosi comunicati ufficiali, di come per tutti gli Anni Novanta, fino ai primi Duemila, l’Organizzazione Mondiale della Sanità considerasse la Sanità italiana un esempio per tutto il mondo.

Nel 2020 la pandemia da Covid-19 ha, sicuramente, fatto venire al pettine i nodi di una Sanità che per troppi anni è stata caratterizzata da tagli su tagli. Tagli per i personale, tagli per il bilancio, tagli fra le varie strutture, tagli indiscriminati su più fronti.

Il 25 novembre, in un incontro organizzato dal Partito Democratico a Volpiano, ho avuto l’onore di moderare un dibattito con Daniele Valle, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, in occasione della presentazione del suo libro “La variante piemontese – La gestione regionale della pandemia e le lezioni per il futuro”, di cui consiglio caldamente la lettura.

Partendo dall’analisi su cui si basa il libro, sono emerse alcune considerazioni importanti, spunti di riflessione come molti dei presenti alla serata hanno sottolineato.

Partirei da una domanda molto semplice, qualcuno la potrebbe trovare anche banale, anche se non credo si possa parlare di banalità quando si ha a che fare con un tema che interessa davvero tutti i cittadini. 

Che cosa abbiamo imparato dalla pandemia?

In questi giorni la discussione sulla legge finanziaria è molto accesa e leggendo le varie bozze della legge di Bilancio salta all’occhio un aumento alla voce “Sanità” di circa 2 miliardi.

Positivo, ho pensato subito, se non fosse che, leggendo ed analizzando meglio la situazione, di questa cifra, circa 1,4 miliardi serviranno per coprire gli aumenti energetici, circa 300 milioni per coprire il rinnovo contrattuale del personale ed il resto, forse, riuscirà a coprire gli aumenti dovuti all’inflazione e al costo dei materiali.

Riflettendo su queste cifre e collegandomi alla mia domanda, verrebbe da pensare che no, dalla pandemia non abbiamo imparato molto, anzi, la direzione sembra essere quella di nuovi tagli su quella che potrebbe essere l’ennesima eccellenza italiana nel mondo».

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