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Lavoro, uno sguardo a donne e giovani per un’effettiva parità

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Donne e giovani al centro della discussione sul Lavoro

Nel 2023 dover constatare che nel nostro Paese c’è ancora un forte divario tra impiego femminile e maschile non è rincuorante.

I dati parlano chiaro: le donne in Italia sono più degli uomini, studiano di più e molto spesso hanno risultati scolastici migliori dei loro coetanei, costituendo una fetta prevalente del capitale intellettuale del Paese.

D’altro canto appare chiaro quanto abbiano un minor tasso di impiego e, soprattutto, quanto siano meno valorizzate sul posto di lavoro: le donne che lavorano sono meno degli uomini e tra le donne impiegate sono relativamente poche a ricoprire posizioni e incarichi di responsabilità.

In alcuni casi a parità di impiego con un collega di sesso maschile ricevono un trattamento economico inferiore.

La stragrande maggioranza di persone che sceglie un impiego a tempo parziale sono donne e, il più delle volte, compie questa scelta per occuparsi dei figli, dei genitori e della famiglia in generale, precludendosi opportunità di carriera e di crescita professionale.

Nella giornata del 1 maggio è giusto ricordare questi aspetti: troppo spesso si danno per scontato, come per scontato si dà che ad occuparsi della casa, dei figli, della famiglia sia una donna.

È un dato di fatto di cui la Politica dovrebbe tenerne conto; alcuni passi in questa direzione sono stati fatti ma non bastano: è necessario continuare a supportare l’impiego femminile fornendo sostegni concreti ed evitare discriminazioni per le persone che oltre ad una professione scelgono di portare avanti il proprio progetto familiare.

Anche il tema dei giovani è strettamente legato a quello del lavoro; secondo il rapporto Rapporto Censis-Eudaimon presentato a marzo 2023, incentrato sul rapporto tra giovani e welfare aziendale, i lavoratori giovani in Italia sono una minoranza. Nel decennio 2012-2022 gli occupati 15-34enni sono diminuiti del 7,6% e quelli con 35-49 anni del 14,8%, mentre i 50-64enni sono aumentati del 40,8% e quelli con 65 anni e oltre del 68,9%.

Le forme contrattuali non standard come tempo determinato, collaborazioni, part-time coinvolgono circa il 20% del totale dei lavoratori, di cui il 39,3% dei 15-34enni e, addirittura, il 46,3% delle donne giovani.

La precarietà è giovane e ancor più donna, andando a confermare quanto illustrato precedentemente, e non è una forzatura rilevare che la fuga dalla precarietà alimenta una parte consistente della mobilità nel mercato del lavoro. Mercato del lavoro sempre più mobile: il classico “posto fisso” soprattutto per le giovani generazioni rappresenta sempre più un miraggio.

È indubbio che le imprese di qualsiasi settore che rendono possibile ai propri lavoratori e lavoratrici di conciliare meglio lavoro e vita privata, grazie anche al welfare aziendale, riescono ad essere più competitive per attirare e trattenere le proprie risorse.

Staremo a vedere nel Decreto Lavoro che l’esecutivo dovrebbe approvare proprio oggi, nella data simbolica del 1 maggio, quanta attenzione verrà rivolta alle categorie delle donne e dei giovani e quali misure concrete verranno proposte per aiutare queste categorie di lavoratori e lavoratrici che da troppo tempo risultano svantaggiate.

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